La ricerca del Congruo 

CULT, già “Albero del Pane”, è un laboratorio di ricerca creato all’inizio degli anni ’70 nella feconda Toscana dell’artigianato e dedicato ad esplorare tecniche di lavorazione a tecnologia tradizionale, dove la manualità è stata sempre considerata il requisito fondamentale.

CULT nasceva nella considerazione del fatto che, in quegli anni a cavallo tra i primi boom economici del dopoguerra, l’industrializzazione rendeva gli antichi mestieri in via di estinzione, determinando un abbassamento della qualità dei manufatti artigianali ed imponendo una loro rivalutazione.

 Molti giovani studenti di arte e non solo intrapresero dunque attività che si fondavano sulla creazione manuale di oggetti d’uso comune, spaziando in campi quali la falegnameria, la bigiotteria, la pelletteria, la sartoria, la decorazione su stoffa e la ceramica, per citare solo i più frequentati.

In quegli anni, solo nel paese di Castiglioncello, piccolo borgo marino in provincia di Livorno, si contavano una decina di nuovi artigiani che lavoravano diversi materiali, e che decisero di unire i loro lavori per la presentazione al pubblico delle loro opere. Nacque così l’associazione “Liberi Artigiani Insieme”, che poteva usufruire di un negozietto sulla piazza principale del paese.

 I vari laboratori poi erano impegnati individualmente nella partecipazione a mostre (Firenze, Fortezza da Basso, Piazza Mastai, Ponte Vecchio, Aulla, Mercantia di Certaldo ecc.), mercatini internazionali e vendite a negozi specializzati.Uno dei primi mercatini italiani, spesso considerati a quei tempi abusivi, che segnarono l’inizio di questa nuova onda di manualità fu creato sul ponte Vecchio, a Firenze, e durò qualche anno finché la pressione dei commercianti locali non ne decretò la fine.

Il laboratorio di ricerca artigianale CULT si è distinto negli anni per la produzione di accessori in pelle naturale (tutti pezzi unici) e di preziosi tessuti lavorati in batik. In seguito, dopo la partecipazione a varie mostre dal 1973 al 1980, e la vendita all’ingrosso in vari negozi dell’area europea, l’attività di CULT si è via via ridotta, e l’atelier si è dedicato più alla ricerca di soluzioni tecnologiche tradizionali che alla produzione commerciale.

                

Negli anni ’80 e seguenti CULT ha collaborato alla creazione degli ecomusei “Etruschi For Apache”, organizzati da un gruppo di sostegno specializzato nella ricerca di immagini delle culture tribali, applicata poi alla moda giovanile internazionale.

La creazione di manufatti TRIBE, che risale agli anni ’90 e prosegue tuttora, è poi iniziata su ispirazione degli Apaches San Carlos, dall’Arizona in visita in Toscana per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sulle manovre di costruzione di un osservatorio astronomico sulla cima della montagna sacra dei nativi di quell’area.

  

I primi oggetti TRIBE, contenitori in pelle di varia forma e dimensione, furono perciò realizzati in omaggio al simbolismo sacro dei nativi: in ogni manufatto era rappresentato un diverso simbolo sacro. Alla funzione materiale, di contenitore, si aggiungeva la funzione spirituale, nel caso dei lavori in pelle, rappresentata dal giusto rapporto con l’animale ucciso, che poteva rivivere onorato grazie al suo sacrificio utile alla comunità.

Altri manufatti furono realizzati secondo il loro valore d’uso spirituale con materiali diversi:

  • “Cacciaspiriti”, lunghe teorie di fili sostenuti da supporti in legno marino, intrecciati di conchiglie, sassi, vegetali secchi tutto proveniente dal mare;
  • “Acchiappasogni”, realizzati con tralci di vigna montati a cornice solcati in ogni direzione da strisce di cuoio sulle quali si incastonavano pietre, conchiglie e amuleti vari.

L’attuale periodo creativo di CULT partendo dalla creatività tribale delle popolazioni autoctone e native, prende ispirazione dall’era neolitica dell’occidente mediterraneo ispirandosi alle ricerche socio-archeologiche di’insigni studiosi quali Giovanni Lilliu e  Francois De Lanfranchi riguardanti le popolazioni protostoriche dell’area Tosco-Corso-Sarda, la cosidetta civiltà dei Tirreni, poi sfociata nelle meravigliose età, nuragica e poi etrusca.

Breve descrizione delle procedure di costruzione dei manufatti Tribe in base ad elementi di archeologia sperimentale.

 La lavorazione di pelli di animali per la costruzione di accessori di sopravvivenza (scarpe, vesti, copricapi ecc.) e di accessori di praticità (bisacce, otri, borse, sacche, finimenti, faretre ecc.) si sviluppa parallelamente alla nascità dell’umanità sulla terra.

 In una fase antecedente all’estrazione dei metalli, le stesse pietre e ossi lavorati e usati per esigenze di caccia venivano impiegati anche per la lavorazione delle pelli e delle pellicce degli animali uccisi; si trattava di punte di ossidiana, raschietti di pietra e di selce, punteruoli di osso, aculei e spine di pesce a mo’ di lesine e aghi.

 A seguito della concia (con salnitro e minerali) e dell’ammorbidimento (con cortecce varie) venivano effettuati i tagli per ottenere fogge e stringhe in un ottica di utilizzo globale dell’intera o quasi intera porzione di pelle da utilizzare, limitando gli assemblaggi e le cuciture al minimo indispensabile. Ne venivano fuori oggetti che potremo definire “informali” in quanto la loro forma ricalcava le dimensioni e e le differenze nelle quali si manifestava in un caso o nell’altro la materia prima.

 Il fuoco era poi impiegato per scaldare utensili poi dedicati alle decorazioni; queste stesse e alcune soluzioni tecniche erano effettuate con materiali di diversa natura: semi, rizomi seccati, conchiglie, ossi, pietrine ecc.

Religione, Arte e Magia si fondevano poi nella rappresentazione simbolica applicata tramite graffiti agli oggetti in pelle realizzati per i vari scopi tribali. In effetti, all’azione di caccia erano legati vari significati, di ordine cultuale, dunque religioso, data la natura del sangue considerata divina; i simboli e le scene rappresentate, oltre che costituire una forma di arte primordiale, legavano poi gli individui e la comunità a pratiche propiziatorie di ordine magico, capaci cioè di favorire il benessere personale e collettivo. Una magia che derterminava protezione, abbondanza di cibo, clemenza degli elementi, nonché appartenenza ai clan o posizioni di comando o doti di guarigione. Tutto il mondo fenomenico e le sue interpretazioni spirituali erano descritti attraverso i semplici graffiti tribali, che si ritrovano oggi nelle decorazioni a fuoco CULT.

 Con l’avvento dei metalli le tecniche di lavorazione, soprattutto quelle di taglio, vennero assai migliorate, consentendo anche l’espressione di una creatività geometrica più accurata.

 Una delle prime soluzioni tecniche e dunque tecnologiche dell’umanità è costituita dal nodo.

Realizzato per fissare i vari elementi gli uni con gli altri il nodo, attraverso le sue innumerevoli declinazioni, diventerà poi la soluzione impiegata in strutture sempre più complesse (abitazioni, carri, navi ecc).

 In tempi attuali, dove la tecnologia si dimostra avanzata al punto di sollevare quasi completamente l’artigiano dalla sua manualità, è apparso utile riscoprire e applicare quelle tecniche adatte alla realizzazione di manufatti basati sull’intuizione e sulla massima naturalità possibili, cioè applicare e riappropriarsi di metodi di lavorazione archetipici.

 Ovviamente, in fase di produzione vengono usati da CULT alcuni strumenti moderni, che semplificano le procedure e comprimono i tempi di lavorazione, ma si tratta esclusivamente di strumenti manuali.

La concia delle pelli poi oggi ha raggiunto traguardi di qualità impensabili ai tempi esaminati.

Pertanto, quel che esce fuori da questa esperienza è uno standard di qualità di primo livello che attraverso forme di design contemporaneo offre oggetti d’uso comune di grande suggestione.

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