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Chi
è Robert Parker.
E' un ex avvocato
americano di razza bianca, collaboratore di grossi istituti di credito
americani, che nel 1978 folgorato sulla via di Dioniso ha mollato la
professione dilettandosi a giudicare i vini del mondo attraverso siti
web e giornali specializzati.
Inglesi e americani si
sono a lungo basati sui suoi consigli per gli acquisti. I nostrani
degustatori lo adorano. Egli è la guida organolettica di riferimento.
I vini da Lui giudicati possono vivere gloriosamente o scomparire
dalla scena. La sua predilezione per il sapore di truciolo nobile ha
provocato l'enorme diffusione della barrique francese, il che gli ha
regalato molti benefici economici. I vini asfaltanti, quelli un tempo
apprezzati dai curatori delle guide, quelli cioè che ti spalmano sulla
lingua uno strato di 2cm di tannini verdi, sono i suoi beniamini. La
sua totale preferenza per l'assemblaggio bordolese (cabernet e merlot)
ha provocato la diffusione geometrica dei vitigni girondini in tutto
l'universo conosciuto, rendendo il 90% dei vini prodotti nel mondo
uguali a se stessi. La sua predilezione per i bordolesi ha creato una
base solida di crescita commerciale di questa zona francese e di
quelle ad essa collegate, a discapito di tutte le altre. Insomma un
vero emblema dell'imbranamento mediatico che ha invaso il mondo del
vino. Ma oltre a queste ragioni, Parker si merita il primo Tapiro
Briaco del 2005 per le sue ultime "profezie" sull'evoluzione della
filiera vino nel mondo.
Riportate
dall'Espresso, direttamente tratte dal sito Wine Advocate, le profezie
parkeriane premiate per i prossimi dieci anni sono le seguenti:
-
"scoppieranno vere e proprie guerre per aggiudicarsi i vini
migliori: grazie alla pressione dei nuovi mercati come l'Asia, il
Sud America e l'Europa centro orientale, una cassa di grande
Bordeaux, che oggi costa 4000 dollari, toccherà i 10 mila.”
E ti pareva! Poteva
citare un renano, uno chablisien, o un siciliano? Macchè, è Bordeaux
che lo gratifica (economicamente). Beato lui!
La diffusione della
qualità strutturale nelle imprese vitivinicole internazionali
garantisce per l'immediato futuro una sempre maggior offerta di "vini
migliori" sul mercato. Da ciò l'inutilità delle guerre per
procurarseli, a meno che non si tratti di guerre "falsate", come in
Iraq, tese cioè a speculare sui labels facendo credere altro.
Ma che strana profezia!
Anche beneficiando dei servizi resi, la Francia si sta già mettendo in
pole position sui nuovi mercati e per gli USA l'effetto Bush è
destinato prestissimo a scomparire, forse provocando addirittura un
interesse ancor maggiore dei consumatori. E poi perché dovrebbero
fallire solo aziende francesi? Falliranno anche quelle italiane,
argentine eccetera, in egual misura: la crisi è ben spalmata, non per
niente siamo globalizzati.
Questo
sottintende che la produzione industriale e semi industriale
australiana avrà il sopravvento sul resto del mondo? Che ovunque
spariranno le piccole e medie aziende? Ma è una catastrofe! Peggio di
Cassandra. Però però...Qui è sbucato un altro potenziale sponsor che
forse abbiamo anche individuato: queste dichiarazioni di Parker sono
state pubblicate a pochi giorni dal lancio pubblicitario in Europa di
una società di tappi a vite statunitense a partecipazione
multinazionale, la ALCAN (www.alcan.com
). Coincidenza. Comunque, il buon Robert se la vedrà con una
moltitudine di soggetti difficili, come i produttori di sughero Sardi,
Corsi, Spagnoli, Portoghesi e Francesi stessi... nonché Magrebini. Non
sono mai tipi troppo accomodanti loro.
Guarda caso un altro
vitigno di origine bordolese, che già da qualche anno è in piena
reintroduzione nei vigneti girondini, come testimoniato dalle numerose
degustazioni all'ultima edizione di VinExpo, nel 2003. I vignaioli
bordolesi che hanno reintrodotto il Malbech lo assemblano in basse
percentuali nei tagli tradizionali. Che in Argentina, in presenza o
meno di un progetto di zonazione, si sia scelto il Malbec quale
vitigno nazionale è fatto sicuramente rilevante e di buon interesse
enologico. Ma che le qualità organolettiche di tal vitigno, già messo
a riposo a suo tempo dai francesi, se vinificato in purezza o in
prevalente percentuale, possano produrre un esplosione di consenso sia
pur tra un decennio, mi sembra assolutamente poco probabile. Il
consenso c'è ma è ancora troppo giovane e dai confini limitati. In
Argentina sarà probabilmente necessario scovare qualcos'altro per
emergere, e si mormora che la Patagonia possa presto offrire carte
migliori, e non solo con il Malbec. Probabilmente Parker si riferiva
ad una sua cronaca giornalistica sull'esplosione isolata di qualche
hacienda o fazenda di produzione Malbec fatta saltare in una lotta di
clan argentini.
LA
PROFEZIA DEDICATA ALL'ITALIA
Il significato di
questa profezia è oscuro. Sicuramente i vignaioli delle regioni citate
si staranno fregando le mani, se non se le sono già consumate nei
precedenti successi d'immagine e commerciali. Gli altri sono già
famosi anche troppo. Ma la formula profetica garantisce che il
prossimo anno Parker ci farà sapere di nuove visioni, nelle quali
anche il Lazio, o la Puglia, o l'Abruzzo, le Marche, e su su fino al
Tirolo, saranno più famosi. Due o tre per volta. Effettivamente il
termine "famoso" non è sufficientemente chiaro; forse Parker mi
potrebbe querelare per l'uso che ne ho fatto fraintendendolo.
Morale del Tapiro
Briaco: è meglio non affidarsi alle "verità " dei "guru" che si fanno
troppo gli affari loro per poter pensare ai vostri... |