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Complimenti ad Andrea Gabrielli per aver
promosso questo incontro romano, di cui potete leggere il testo di
presentazione al seguente indirizzo:
http://www.nettaridibacco.it/2007_quad05/appello.htm .
Un chiaro ed inequivocabile manifesto dell'agroindustria italiana. Ma
ancora più interessante della forma di presentazione è stato il seminario
stesso, come si desume dal resoconto di Francesca Bizzarri su Focus Wine,
titolato “Più mercato, meno ideologia”.
Aspettando i sagaci commenti di Ziliani, andiamo ad analizzare la
questione con i dati attualmente in nostro possesso. Un’analisi comunque
molto limitata a quegli aspetti che solo il tapirobriaco attraverso le sue
elucubrazioni alcoliche può offrire, consapevole vagamente di trovarsi
comunque di fronte ad un evento che è stato capace di sollevare questioni
cruciali, anche se vi si avverte un asprigno aroma di presunzione, tipico
del contesto nel quale si è sviluppato.
In generale, questa riunione-appello appartiene alla logica del
“contiamoci meglio”, da ciò la congruità della definizione. Ma non solo.
Data la ormai definita disposizione degli schieramenti, si passa a
sostenere strategie che, apparentemente, sono totalmente condivisibili, ma
sostanzialmente lasciano scoperti alcuni profili che non presentano
regolarità di approccio al sistema, denunciando una tensione alla
globalizzazione oligarchica. Infatti il problema è che questo insigne
collettivo di produttori con relativi enotecnici, pensa di essere l'unico
a dover dare indicazioni di percorso per tutta la filiera, e guai a chi si
oppone: chi lo fa diventa uno spregevole "ideologo terroirista" come me.
Ma francamente, grazie al cielo che mi concede ancora capacità riflessiva,
a me par che alcune delle posizioni espresse siano pura ideologia, o ci si
vuol far credere che il mercato non è un'ideologia mentre la difesa delle
tipicità territoriali lo è? Non è ideologica questa affermazione di
Mastroberardino, presidente di Federvini, "una merce di scambio, spesso
oggetto di atteggiamenti ipocriti e proclami di piazza, che tengono in
scarsa considerazione le esigenze di competitività e di sviluppo del
settore"? I proclami di piazza sarebbero le centinaia di comuni italiani
anti OGM o antitruciolo? Le migliaia di viticoltori che attingono alla
loro cultura invece che, come si vorrebbe, inondare il mercato di copie
dei vini dei “grandi marchi”?
Anche se Andrea Sartori, presidente dell'Unione Italiana Vini, riesce
sempre a conservare un aplomb signorile, di stampo liberale, mai
sbilanciato nei proclami, questi si, ideologici di altri suoi illustri
colleghi, c'è da notare che le sue affermazioni sulla rigidità dei
disciplinari lasciano un pò perplessi. E così pure la falsa informazione
sul "consumatore che detta legge", quando il presidente è così
intelligente e preparato da sapere perfettamente che è la comunicazione a
monte che orienta le preferenze e gli acquisti dei consumatori, anche
perchè nonostante che l'essere umano conservi meccanismi istintuali
radicati, non è in tal novero che si può collocare la scelta di
un'etichetta rispetto ad un altra. Si dovrebbe parlare di “gusto”, ma
forse, le logiche produttive di alcuni di questi importanti imprenditori
hanno perso adesione a questo concetto?
Un attacco al Brunello?
Un'altra bordata al sistema delle doc, che è nato per garantire l'aderenza
al territorio dei vini d'eccellenza, la sferra Filippo Mazzei,
dell’omonima azienda, ha messo in risalto come “gli importanti risultati
ottenuti in questi anni li abbiamo riversati nella crescita del territorio
mentre nel Nuovo mondo hanno scelto di riversarli sul brand. L’anello
debole della filiera vino-azienda-territorio sono le Doc che, dopo essere
nate dall’esperienza dei viticoltori, si sono ormai trasformate in
pratiche amministrative, spesso non esistono veramente se non per impedire
l’innovazione tecnologica, con il risultato che molte aziende dal brand
forte scelgono di tornare all’Igt".
Sull'innovazione tecnologica c'è da chiarire che nel momento che è
applicata positivamente per migliorare i sistemi meccanici e
organizzativi, spesso non si può dire lo stesso per quanto riguarda
l'enologia o la genetica avanzata, e questo è testimoniato dall’avversione
che grandi masse di cittadini del mondo provano verso ricerche
scientifiche non giudicate etiche (chissà quanti di questi produttori
d’eccellenza hanno partecipato al FD). Le affermazioni che questo gruppo
di imprese rilascia sono in palese contraddizione le une con le altre. Se
"il vino nasce dalla vigna e dalle uve" come nessuno oggi si sognerebbe
mai di contraddire, le pratiche enologiche estreme, capaci di costruire un
vino ad immagine e somiglianza di un target preparato a tavolino per
esigenze di ottimizzazione economica industrialista, sono qualcosa di
opposto. Capra e Cavoli ma solo teoricamente. "L’indissolubilità del
legame tra vino e territorio va mantenuta" è in contraddizione con la
ricerca di scorciatoie che seguono il mercato pianificato invece che
operare per costruirne uno nuovo, più democratico, più libero di scegliere
tra standard internazionale e tipicità territoriale, anzi tacciando queste
tensioni come “ideologiche”. Ma insomma, un po’ di dignità ragazzi! E’
questa che il sistema Italia deve recuperare primaditutto.
Meno male che il fior fiore degli enologi italiani ha infine chiarito
questo concetto a beneficio della categoria, che si spera possa adeguarsi:
“Bisogna avere un atteggiamento pragmatico verso la tecnologia e
l’evoluzione che non sono un male, basta saperle usare in modo corretto”.
Da quello che si può desumere dal report dell’intervento di Stefano
Campatelli, direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, la sua
difesa della tipicità è apparsa evidente dalle sue parole, nei riguardi
della necessità di informare correttamente il consumatore su cosa è
contenuto nella bottiglia, da dove viene, chi lo ha fatto e come. Ciò
lascia aperte tutte le porte, affidando la scelta reale al consumatore
finale, sempre che si sia operato per una reale democratizzazione della
comunicazione mediatica e istituzionale.
e qui alcuni interessanti commenti della
stampa web:
http://www.acquabuona.it/articoli/annootto/appellosulvino.shtml
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http://www.acquabuona.it/blog/2007/05/appello-sul-vino-il-mercato-e-lenologia.html
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http://www.enotime.it/zoom/default_body.aspx?id=2715 -
http://www.aristide.biz/2007/05/tensione_sul_vi.html
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