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separiamo il grano dalla loia

Un grande tapiro briaco a Paolo Massobrio.
Sono costretto a riprendere a trattare di un argomento che è abbastanza estraneo al mondo del vino, anche se vi si ritrovano elementi di convergenza per quanto riguarda gli aspetti legislativi legati alle manovre proibizionistiche nella loro generalità. Lo faccio perchè è già da troppo tempo che il collega Paolo Massobrio, dalle pagine dei suoi minieditoriali della rivista web papillon, si lancia in crociate violente di stile ratzingeriano sulla cannabis, quell'arbusto nelle cui foglie è contenuta la sostanza vietata conosciuta sotto il nome di tetracannabinolo e oggetto di dispute politiche di altissimo livello.
Non mi addentrerò in queste dispute che conservano troppi elementi d'ipocrisia e ignoranza per poter essere considerate degne di attenzione, mi limito a suggerire ad un collega che si occupa delle stesse cose di cui mi occupo io, a occuparsene di più, cessando di proporsi quale paladino di un proibizionismo ipocrita e bigotto che solo male può fare al nostro tessuto sociale. Tutto nasce dalle parole di un attuale ministro che affermò che di cannabis non è mai morto nessuno. Massobrio si scaglia su queste affermazioni e comincia a cercare e dimostrare le "morti da cannabis". L'apoteosi della sua ricerca affannosa si realizza inaspettatamente con la gravissima tragedia del pullman di studenti in Piemonte, causata da un colpo di sonno dell'autista, nel cui sangue furono poi ritrovate "tracce di cannabis". E' quanto Massobrio aspettava. E giù sentenze prive di qualsiasi riscontro oggettivo. Insomma Paolo, da giornalista esperto conoscerai senz'altro il significato delle parole; per mero piacere di approfondimento, ti farò un esempio chiaro. La tragedia: orribile senza appello. Le cause: molteplici. Nella sua manifestazione la causa è stata un colpo di sonno dell'autista (come da sua stessa ammissione). Tutti gli autisti, che siano pubblici o privati, sanno perfettamente cos'è un colpo di sonno, quindi presumibilmente anche tu che ti muovi in macchina, o forse non hai ancora la patente? E sanno da cosa è causato: stanchezza, accumulo di tossine. La stanchezza fondamentalmente è causata da ritmi di lavoro elevati e poca attenzione al riposo. La stanchezza è aggravata da alcool, canne, bisbocce con amici, e magari una trombatina con la moglie o la compagna. E così si dorme poco e ci si sveglia intontiti. Ipocrisia: prendere una qualsiasi di queste cause e additarla come quella unica tra le tante. Ed ora esaminiamo con un altro esempio il termine "ignoranza". Vuol dire più o meno non conoscenza della cosa di cui si tratta. In effetti, chi conosce la materia sa che l'effetto di distorsione della percezione del tetracannabinolo si manifesta con una durata media di tre ore dall'assunzione, scemando progressivamente a partire da un'ora circa dopo l'assunzione, e sparendo completamente dopo le tre ore descritte, lasciando un senso di leggero intontimento più o meno evidente a seconda del differente metabolismo dei soggetti assuntori. Le tracce di cannabis nell'organismo permangono tuttavia per molti giorni (dai 3 ai 5) ma non influenzano più il comportamento (nei capelli si possono trovare tracce di cannabinolo fino a tre mesi dopo l'assunzione). Tutti questi elementi portano alla conclusione che trattare di queste cose in maniera così superficiale è semplicemente propaganda, come ho già avuto il piacere, caro collega, di dirti. Il povero studente che si è accasciato dopo chissà cosa ha assunto, meriterebbe maggiori dettagli sulle sue condizioni fisiche precedenti e sulle sue abitudini reali, non potendo escludere a priori che la cannabis sia in parte responsabile (dato che è noto il suo effetto di abbassare la pressione), ma bisognerebbe fare analisi più approfondite, non credi?
Insomma Paolo, lo faccio per il tuo bene. Se tratti argomenti delicati con questo spirito fidelistico e fazioso, la gente può pensare che anche del vino e della gastronomia tu non abbia la necessaria obbiettività per poterne scrivere con la necessaria autorevolezza.

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