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Tapiro Biaco a Massobrio,
l'antefatto.
Da qualche tempo, il caro collega Massobrio, grande comunicatore
presenzialista anchor del vino, semina interventi oscurantisti sulla sua
stampa, su temi come il proibizionismo, che di certo appare legato al
consumo di bevande alcoliche, ma che presenta caratteri culturali e
sociali molto diversi. Quel che si può criticare non sono le personali
posizioni politico-ideologiche del collega, quanto la pochissima
attendibilità delle sue eclatanti notizie prive di qualsiasi
approfondimento, medico, scientifico, economico o spirituale che offre
caratteri propagandistici evidentissimi. Non si vuole qui in alcun modo
difendere le mafie e disconoscere i danni dell'uso attuale che si fa nella
nostra socetà delle sostanze psicotrope. Si dirà solo che la cannabis è un
erba officinale e dunque il suo utilizzo deve tener conto di questo. Tutte
le piante officinali hanno indicazioni e controindicazioni. Ecco dunque
cosa il tapirobriaco scrisse a Massobrio qualche tempo prima
dell'attribuzione del tapiro XXL.
Caro Paolo, apprezzo molto il tuo lavoro e ti seguo sempre con interesse,
anche se a volte ho notato dei piccoli sbandamenti ideologici, che
comunque non mi hanno dato fastidio più di tanto. Esprimere critiche alle
politiche agenti è segno di coerenza ma non sempre è segno di chiarezza.
Molto spesso l'idiosincrasia per facce di avversari o espressioni di parte
fa perdere quella lucidità che si addice ad un buon giornalista, quale tu
sicuramente sei sulla strada di essere. La lucidità di un giornalista si
deve affidare alle sue conoscenza sull'argomento trattato e al suo valore
deontologico. Nessuna presa di posizione critica può essere infatti priva
di informazioni corrette e in numero sufficiente da garantire obbiettività
e l'utilità dell'analisi. Se no si fa la figura di buffoni. Siamo
d'accordo che una legge sugli alcolici che si fondi su dati oggettivi è
quello che un qualsiasi parlamento prima o poi deve fare se non altro per
allinearci agli altri paesi europei, ma non sta qui il problema. Se
davanti allo specchio stracciamo per un attimo il velo dell'ipocrisia, non
possiamo negare che le responsabilità delle morti dei tanti giovani (e
meno giovani) sulla strada non appartiene se non in minima parte agli
alcolici, ma alle case automobilistiche e alla connivenza mediatica delle
trasmissioni sulla "sportività" della velocità su macchina. Ti ricordo le
cifre: 113 morti al giorno sulle strade d'europa più 30mila feriti al
giorno; e in Italia? 10 vittime d'incidenti stradali ogni 100mila italiani
(dati ufficiali 2006). Tutti briachi? tutti "drogati di cannabis", come ti
piace dire in ossequio alle destre fondamentaliste clericali?
No caro Paolo, i "dopati" che si schiantano saranno si e no un 10% e
comunque sempre perchè eccedono in velocità. Se non erro, i limiti di
velocità sulle statali arrivano ad un massimo di 70 Km/H. Sulle autostrade
non mi par di aver mai visto limiti oltre i 130 Km/H; è corretto? Grazie.
E come mai le case costruiscono bolidi dai 220Km/H in su? Non sono fuori
legge? Forse nel deserto del nevada si possono superare i limiti imposti
dal Codice della Strada, che è una legge dello stato se non sbaglio, e in
poche altre strade del terzo mondo. E' corretto? Grazie.
E passiamo alle tue valutazioni; cito testualmente dalla newsletter "Club
di Papillon" del 13 Aprile 07:
“Non è mai stato accertato che qualcuno sia morto di cannabis, mentre
l’alcol provoca 25 mila morti l’anno” . (Ma quali responsabilità può
esercitare una persona che considera la droga con questa assoluta
superficialità? Qui non c’è solo ignoranza - perché si ignora il percorso
di una devianza che ha provocato e provoca morti - ma anche malafede
ideologica. Si dimetta!)"
Eh no caro Massobrio, questa volta come si dice qui da noi toscanacci, non
hai centrato il w.c.
La tua chiarezza sul problema "droga" è assolutamente carente e sapendo
che non sei imbeccabile, presumo che derivi dalla mancanza di tempo o
volontà di approfondire l'argomento. Allora non lo trattare se non in
possesso di corrette informazioni scientifiche, mediche, sociali, etc. Con
le informazioni "politiche" si fra solo propaganda, e la propaganda è
comunicazione viziata di irregolarità talmente palesi che spesso sfociano
nella giurisprudenza. I governi usano la propaganda, chi in un modo chi
nell'altro. Ma noi giornalisti no; noi facciamo informazione. I dati sulle
morti per cannabis che ha fornito il ministro sono esatti: mai nessun
morto per cannabis. Anzi ti dirò di più: è stato accertato che l'effetto
inibitore che ha la cannabis sull'alcol, può essere utile a smaltire
parzialmente sbornie letali. Perdona l'intervento duro ma la propaganda io
la odio. Magari fai un blog su questi argomenti? |