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Autopubblicità
copyright NdB2007
Sui giornali siamo al 30% per ragioni di maggiore accessibilità. Infatti imprese artigiane e piccole realtà industriali non hanno i mezzi per proporsi più di tanto sui mass media di più ampia gamma sensoriale. E poi che pubblicità! Una vera collezione di stronzate tecnologicamente perfette e prive di qualsiasi contenuto positivo, forse appetibili a quella grande massa emancipata che fino a trent’anni fa guidava ciuchi e muli sognando lo stallone arabo. Si cerca di rendere digeribili questi obbrobri metallici, macabri sia per la forma che per le potenzialità di morte che emanano, accoppiando le squallide immagini di persone dementi, prese da incomprensibili attività proto-sessuali devianti o atteggiamenti bellici, con motivi musicali di successo in sottofondo. Ce le propongono a cifre esorbitanti, pari a 2 anni di stipendio minimo, spacciandole per economiche e convenienti. Convenienti a che? Ce le propongono su percorsi stradali sempre vuoti (ma dove?) oppure su cime di montagne, in laghi ghiacciati, su tetti di grattacieli. Più enormi sono più ci dicono che sono economiche. Economiche a che? E più in alto sei arrivato con i soldi dal basso della scala evolutiva dove sguazzavi fin dal medioevo e più compri queste cagate puzzolenti e arroganti, usate soprattutto da terroristi somali. Poi le fai usare al tuo figliolo viziato e corrotto dalla tua escalation sociale (da ciabattino a industrialotto leghista in una generazione) e lui ci si spiaccica con gli amici e magari ammazza anche qualche ignaro passante. Istigazione al suicidio è un reato molto grave; più grave ancora dell’istigazione a delinquere che il sistema automobilistico adopera nei confronti dei potenziali acquirenti guidatori invitandoli a superare sempre i limiti imposti.
Un'amplificazione della
propaganda per auto è la massiccia presenza dello sport motoristico sulle
stesse tv, governative o private, ampiamente comperate con gli introiti
pubblicitari: in queste assillanti trasmissioni non si propaganda altro
che la velocità, che è la prima, principale e pressoché unica causa di
morte per incidente stradale. Avete mai sentito, all’inizio o alla fine di
un gran premio, piloti o costruttori che spiegano che la velocità su
strada non è ammessa? Poi fanno le campagne per non bere alla guida con i
calciatori, cosa giusta e sacrosanta solo se non mancassero totalmente
colleghi motorizzati e giornalisti raccomandati che invitano al rispetto dei limiti. |