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Le origini del tapiro briaco.


Il TB ha origini remote che si perdono nei meandri della politica postbellica delle zone industriali-commerciali della Toscana costiera.
Tra i momenti creativi più significativi di questo variegato movimento vi erano le radio libere. Finalmente si poteva diffondere un pò di controcultura.
Musiche e movimenti dagli Stati Uniti, spiritualità orientale e marketing, testi di Bob Dylan, Frank Zappa, Kerouac, Leary, Marocco e gruppi folk italiani, rassegne stampa e commenti, interviste e interventi radiofonici sulla gente su temi scottanti, e non sulle puppe della lecciso o sugli ottimi vinacci di mister Blason, insomma una vera proposta alternativa alla mercificazione di bassa qualità che caratterizzava e caratterizza grandemente il messaggio sociale italiano.
Due le radio libere che hanno fatto la storia di Livorno e della sua provincia dal 1972: Livorno Libera e Radio Cecina Popolare. La prima, tra le prime in Italia, organizzata dal giovane Paolo Romani, e diretta dal giovane Marco Taradash, oggi figure nobilitanti la schiera malsana del centro destra. La redazione era formata da diskJockeys provenienti dal Nord e dalla Toscana. Si finì per "bombardare" Camp Darby, una base militare americana alle porte della città non troppo ben vista dalla popolazione locale, con pezzi di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Red Hot prima maniera, Pink Floyd e Jefferson Airplane, senza contare Crosby Stills and Nash e Neil Young e per la soddisfazione di noialtri qualche nuova compagnia di canto popolare e a quei tempi ce n'erano tante e tutte ottime. Una vera controinformazione ai soldati USA, tra l'altro felicissimi di avere sulla testa una radio che trasmettesse roba seria, anche se leggermente antimilitarista. Si andò avanti per un anno circa. Ma qualche generale americano se ne accorse ed incaricò i soliti noti per una azione d'intelligence che ha portato alla sparizione dei trasmettitori in una buia notte d'inverno livornese. Mai più ritrovati. Una delle operazioni più facili che la cia abbia mai compiuto, e tutto questo grazie a noi poveri toscanelli intellettuali freaks.

Un'ala creativa che rivendicava i contenuti della rivoluzione individuale interiore. Si trattava dell'approccio socratico del "conosci te stesso", condizione reputata utile ad una corretta evoluzione del pensiero: se tu per primo pensi corretto, già sei sulla strada del miglioramento, e con te anche il resto. Una cosa altamente più rivoluzionaria del mitra: Socrate infatti fu costretto al suicidio dal governo ateniese dell'epoca. Nel primitivo immaginario mediatico di regime degli anni '70, incarnato oggi dalle spaventose esternazioni andropausiche di Emilio Fede, i creativi erano trattati alla stregua degli integralisti, invece dell'esatto contrario della realtà.

Una sorte più estrema è stata invece riservata, qualche tempo dopo, a Radio Cecina Popolare. Nel 1976 un bell'incendio ha messo fine alle trasmissioni. Ma lasciamo perdere la politica e andiamo con ordine, e ritorniamo al dunque: le origini del TB.
Nel 74, riuscimmo a levare la radio dalle tristi mani dei militanti severi. Costituimmo un comitato di gestione orizzontale composto da circa 8 persone. Tale comitato regolava l'attività radiofonica (18 ore giornaliere di trasmissione), in modo che non vi fossero scontri politici e che regnasse un pluralismo assoluto. La gestione organizzativa era "affidata" ad un comitato ineffabile formato da chiunque lo volesse in questo o quel momento e per questo o quello scopo. Era nato il CSP (comitato sballo perenne). Era retto da un capo assoluto che non esisteva ma che diramava, attraverso chiunque ne avesse ispirazione,  comunicati in stile demenziale.
Per assurdo che possa sembrare, l'affissione giornaliera di questo tipo di comunicati di gestione funzionava alla grande, rendendo la radio un luogo di incontro veramente rilassato, civile e propulsivo, una specie di comune di Parigi. Tutti i cittadini potevano dire la loro, in forme civili e non offensive, e la partecipazione popolare era davvero ampia. La programmazione così organizzata durò due anni, quelli a cavallo del caso Moro. Tristi circostanze, triste epilogo, gravi rischi per la democrazia nel paese, e noi incarnavamo proprio un tipo di democrazia diretta assai efficace e rispondente ai canoni classici del concetto e quindi temevamo rappresaglie da parte della schiera, numerosa a quei tempi come oggi, degli antidemocratici DI SINISTRA E DI DESTRA.
Lo slogan che regolava le emissioni era il seguente: Nè con lo stato (il quale minacciava i diritti costituzionali dei cittadini), nè con le BR, soprattutto non con le BR che erano percepite in modo totalmente negativo sia per il fanatismo ideologico che trasmettevano, sia per le forti ambiguità politiche ed i sospetti di manipolazione da parte dei servizi deviati e della CIA, cosa che ai giorni nostri è stata confermata da autorevoli ex parlamentari. Insomma un percorso satirico antelitteram, spericolato ma mai negativo, che sfociò poi in una delle trasmissioni più famose nell'area livornese: "A cavallo della pecora", emissione pirata dalle antenne di una radio istituzionale. Da qui è nato, dopo tantissimi anni, il TapiroBriaco.

 

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