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Trattatello di satira letteraria LUGLIO 2005

Se c'è una cosa che la Satira rivendica come forma immutabile è proprio quella di ricercare il massimo grado d'impatto emotivo, anzi di superarlo (paradosso). E tanto più la situazione sociale, politica, economica, morale risulti avere indubbi requisiti prossimi al paradosso, più diretta, pungente, inevitabile sarà la satira stessa. Si tratta dunque di saper costruire un'architettura letteraria finalizzata a sollecitare la riflessione del lettore per evidenziare gli aspetti paradossali delle cose in funzione di stimolare la ricerca di soluzioni atte al superamento d'incongruenze palesi o occulte. Evidentemente un ruolo altamente positivo che supporta la storicità e la indistruttibilità di questa forma di comunicazione estrema. Ma nell'inesistente paese della "maggioranza di moderati", dove il termine "moderato" non ha alcun senso reale, il cercare di forzare ogni bufala per farla apparire vera giustifica i numerosi atti repressivi che i perdenti del futuro esercitano vergognosamente (fino a che è in loro potere) sulla materia.

Espressione logico-grammaticale

Tale forma di espressione scritta costituisce senza dubbio la forma più antica di manifestazione del pensiero critico, utilizzata a scopo sociale per demitizzare e depotenziare le manifestazioni esagerate del potere dominante, ovunque esso risieda. Si può per certo affermare che la Satira accompagni la nascita della tragedia greca, ispirate entrambe nella concezione mitologica dal dio Dioniso, inventore delle forme teatrali e dunque del teatro stesso. Da quei tempi remoti, culla della civilizzazione e delle forme di governo democratico, la Satira è stata esercitata ininterrottamente, spesso repressa e perseguitata dalla successione di regimi illiberali, ottusi e dittatoriali fino ai nostri giorni. Ma già dai tempi antichi, ogni figurazione dialettica trovava realizzazione in scritture che spesso ma non sempre venivano poi tradotte nell'espressività corporale delle rappresentazioni teatrali. Dalle strutture più arcaiche di satira letteraria, nel corso dell'evoluzione culturale che le società hanno espresso nei secoli, si è giunti a manifestazioni che risentono del periodo storico durante il quale si esprimono, formando un bagaglio di modelli contingenti in continua mutazione. Al giorno d'oggi, la formulazione del pensiero in forma letteraria avviene con stili e contenuti appropriati all'evoluzione della parola scritta e delle sue sempre nuove regole, in rapporto diretto con i costumi sociali vigenti, distinguendosi in aspetti formali e sostanziali, che pur essendo strettamente correlati presentano gradi d'interpretazione complessi che necessariamente abbisognano di un approccio colto. Il punto di vista formale appartiene al lessico grammaticale codificato, alla costruzione dello stile finalizzato a creare nuovi costrutti personalizzati che rendano evidente l'approfondimento o meno dei concetti; l'esempio più chiaro è che la stessa cosa può essere descritta con stili e parole diversi, che ne connotano più o meno le valenze in funzione dell'impatto emotivo che vogliono raggiungere nel lettore o dell'obbiettivo di chiarezza che si intende raggiungere. Si scivola così dall'aspetto formale a quello sostanziale, che si esplicita proprio nel livello di approfondimento che si intende applicare al soggetto trattato: si tratta né più né meno di una ricerca tradotta in forme dei termini e degli stili più consoni ad esprimere e definire un concetto. Dalla frase "poffarbacco un cadavere" alla frase "Cazzo! Un morto!" si può identificare il differente grado di emotività che essa provoca nei soggetti ai quali questo messaggio è diretto, ma le due esclamazioni dicono esattamente la stessa cosa. Pertanto, più ci si avvicina attraverso termini e costrutti idonei, alla materiale essenza dei concetti, più la sostanza delle cose appare estrema. Scegliendo termini e costrutti più o meno vicini all'essenza, si può modulare la potenza dell'impatto sostanziale.

Iper-realismo letterario

In questo ambiente nato nell'età primordiale della società umana, uno scrittore post-moderno potrebbe rappresentare il culmine evolutivo dell'espressione satirica; infatti, se egli riesce a superare l'essenza del concetto, ingigantendolo come sotto le lenti di un potente telescopio, evidenziando le sfumature, anzi ponendole in piena luce rispetto alla forma consueta, egli compirebbe un'operazione di iper-realismo letterario, fornendo una descrizione simbolica di quello che gli artisti figurativi interpretano con l'immagine, dove la realtà raffigurata enfatizza ogni minimo dettaglio, formando un insieme debordante di energia, una rappresentazione dell'iperuranio platonico dove tutte le forme sono perfette e parimenti importanti, applicato al contesto umano. Ma l'iperuranio non è di questo mondo; di questo mondo è la caverna con le sue ombre. Dunque la satira non appartiene alla realtà dei fatti; essa descrive scenari che vanno oltre la realtà, oltre la verità, anche se ne contengono elementi. Essa descrive una situazione trascendentale, e quindi ipotetica; l'ipotesi non appartiene al mondo della diffamazione, rappresenta anzi uno spunto di riflessione offerto per il miglioramento del sistema oggetto dei suoi strali.

Far ridere

Per i finti moderati di cui sopra, che evocano la moderazione travisandone completamente il senso reale per poter meglio condurre i loro affari privati, politici o economici, la Satira deve essere ridotta a barzelletta, o, nella migliore delle ipotesi (dando un valore anche se minimo al bagaglio culturale da tali soggetti espresso), a comicità. Coloro che sostengono che la satira debba far ridere, e per giunta debba far ridere tutti, la vogliono confondere con la comicità, che è tutt'altra cosa. La satira può far ridere, anche sbellicare molti dalle risate, quindi è sicuramente e sempre densa di humor, ma l'umorismo è un senso soggettivo, come tutti ben sanno, e per fortuna è condiviso da una forte rappresentatività demografica. L'umorismo dunque è un concetto reale, ma non universale: molti hanno il suo senso, altrettanti no. La satira dunque non è comicità, non è raccontare barzellette, anche se molte barzellette hanno indubbiamente un contenuto satirico.

Satira e diffamazione

Esiste infine una grande differenza tra satira e diffamazione, e chi si occupa di comunicazione oggi ha l'obbligo morale di essere edotto su tale differenza. Se per diffamazione si intende il tentativo di danneggiare un soggetto attribuendogli vizi e difetti inesistenti, il significato della satira è diametralmente opposto: attraverso il suo utilizzo si rende edotto quel soggetto su eventuali accertate incongruenze nel suo "sistema personale", stimolandolo alla considerazione dei rischi e al miglioramento strutturale della sua "offerta", pubblica o privata.
Il linguaggio della satira è strettamente legato al modello sociale vigente e oggi che questo modello è basato su comportamenti tecnologico-mercantili, la satira può assumere aspetti di marketing talmente approfonditi da dover diventare una disciplina filosofica per poter evitare che gli arroganti di turno possano limitarne gli effetti positivi sul sistema.

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